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Appunti di viaggio (parole e pensieri, alla deriva)

di Descartes Gadelha : "Occhi d'immondizia" olio su tela


Ciò che rimane abbandonato, lo frugano furtivi...
fra l'immondizia cercano sorrisi non ancora schiusi,
baci strappati e mesi di parole ancora accartocciate;

aprono promesse che ormai sono scadute e spesso,
persino abbracci appena consumati.
La maggior parte, sono dei sogni:
premonitori, disincantati, traditi o infranti come vetri.
 A volte fra quei rifiuti, affiora della refurtiva:
rubate dalle circostanze, felicità coperte in fretta, solo di bugie.
Comunque, se nessun altro le ha sapute ritrovare, ora son loro 
e chiusi gli occhi, iniziano a sperare...

                                                                                                                                                                 

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Olio e foglia argento su tavola93x61 cm di Pamela Napoletano
di Pamela Napoletano: Olio e foglia argento su tavola 93x61 cm











































Inoltre ai segni del tuo volto, dimentichi i colori d'un pensiero...
      Ricordi ogni dettaglio, non l'insieme 
           e quello sguardo è perso.
         Mancano le riposte dentro gli occhi;
              a quella bocca i baci e le carezze che ancora non hai dato, rimangono grafite...
                    di quella luce il suo calore chiama il tratto e sfumi anche 'sta volta, il tuo passato triste.

                                                                         E' malincuore...

                                                        


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dipinto di Pamela Napoletano
di Pamela Napoletanoritratto 
     


Non sono graffi del colore,
perchè neppure quella pelle rosa riesce l'ombra...

di quei pensieri neri, che vantano lo spazio fuori della tela,
rimane lo stupore che non basta:

è fermo ad aspettare fra quei due sguardi,
e non respira ancora...

Non sai se devi o dove alludi.

Forse ti deve ritrovare il tempo, assieme a te e a tutte le risposte che ti son sfuggite via;
chiusi per sempre,in quella luce verticale... 




 giugno '10




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quadro di pamela Napoletano
di Pamela Napoletano - ritratto

      Neanche il fitto di quella trama sale...
          eppure ce le rinchiude tutte, dentro il bianco.
               per un momento d'aria, gli'impone  dei confini, lasciando spazio fra quelle linee curve,
                     libere solo che nei tre colori.
                       Neanche poche dita, per provare a cogliere;
                           neanche un volto per provare a speculare...
                                 Vivono di luce quando si riesce a intravedere un'ombra;
                   sennò, rimangono sopite li, 
ferme, come per sempre ad aspettare...
                               

     novembre 2010


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statua di Cristina Carusi, marmo di Carrara
Di Cristina Carusi: statua in marmo bianco di Carrara
                 
                                 Cade scomposto ciò che non serviva a quella pietra grezza;

a terra, le scaglie d'odio e di rancore, di crudeltà e di conflitto tuo interiore.

Rimangono rimossi il vizio e la vergogna d'aver taciuto ancora.

Accanto a quell'invidia e al pessimismo, son sparse inerti tutte le paure;

vendetta è  là: scaglia più grande, ceduta in blocco al primo colpo:


ora è compiuto l’'Io, il Se rimane nudo.


Eppure quella pietra levigata,

sembra poggiata e circoscritta a un buio che non viene via:

pare che sfugga sotto e non lo puoi cavare.

Piuttosto che timore,

quell'ombra è di risposte, che hai voluto osare…




                                maggio 2010




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statua in marmo di Carrara
di Cristina Carusi:  statua in marmo bianco di Carrara


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marmo di Carrara
di Cristina Carusi: statua in marmo di Carrara



L'acqua, separa crespa quei pensieri:

Accenna appena, di lasciar fuori ciò che non serve a perseguire l’orizzonte.

Rimane immersa la sua voce...

ma questa ammirazione che gli inarca il ventre come un amante sopra,

colma quel vuoto, ma non la solitudine   



Vorrei sapere anch'io...
vedere e non guardare solamente

di quelle linee curve rubate con le mani all'aria e con la forza
fino alle carezze le più vane,
che apprezzano la forma, senza bisogno di guardare.

Vedere come il cieco:
disseppellirla lentamente dal bianco di conchiglie vuote,
rimaste senza spazio, pigiate e sopra e sotto a quell'idea per mille anni,
ad aspettare d’essere pensata;

infine darle un nome, deve sembrarti...
come donarle un'anima.

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marmo di Carrara
di Cristina Carusi: marmo di Carrara


Onirica


È tardi e ormai.
Lento si fa vuoto ancora il buio...
non è finita ancora la fortuna;

trattieni le tue mani dentro, assieme a tutto ciò che si ripiega in se:
e torni lì... di dove sei pensata.
Saffo t'incanta con le sue poesie, ma tu non conti più le sue parole...
rimane sordo fuori quel rumore,
dentro, bisbiglia quel silenzio...

Lì... né ti trattiene la morale o ti conosce il dogma.

In quest'istante immobile, ti siedo accanto
e se ti vedo, vorrei tu respirassi;
ma siamo entrambi fermi ancora in una forma labile:

io, dentro l'affanno di quelle linee parallele
tu, perennemente chiusa in quella dimensione...
Onirica





   


Poeta e Massone o Massone Poeta?


 Su Giovanni Pascoli




 Da un anno, imperversa in Italia un’epidemia di colera: quasi 26000 vittime. 

Sono passati solo sei anni dalla morte prematura della Costituzione della Repubblica Romana; a maggio Pio IX scomunica tutti i Deputati e i Senatori che hanno approvato la soppressione degli ordini religiosi, assieme ai loro ‘mandanti’. In aprile partono 18000 uomini per la guerra in Crimea: il generale La Marmora li comanda, mentre Mazzini li contesta clandestinamente; a dicembre, a San Mauro di Romagna, nasce da una famiglia benestante Giovanni Pascoli: siamo nell'anno 1855.
     


Questo potrebbe essere l’incipit di un tema “classico” liceale, ma alla fine degli anni ’70 non era così facile avere un momento “social” e da studente, sceglievo il tema di attualità o “a piacere”, forse per esprimere un mio pensiero in piena libertà, sfidando ogni volta la critica del Professor Cipollini, sempre dubbioso l’avessi copiato…
Non è difficile attingere l’attualità anche da un tema classico, specie se la fangosa siccità politica, lo fa riaffiorare in una curiosa traccia lasciata dalla Professoressa di latino. Le lezioni della “Signorina”Dazzini, erano dotte e soprattutto finivano come le favole di Esopo: c’era sempre una morale. 

Il titolo di questo tema è classico e all’epoca lo tracciò Lei, ma non fummo in grado di coglierne l’aspetto attuale, forse perché troppo giovani o perché ancora non era balzato alla cronaca, il coraggio dell’Avvocato Ermenegildo Benedetti: un massese della Loggia "Carlo Sforza", che per primo, ebbe lo slancio di schiaffeggiare l'Istituzione che più amava, nel tentativo di rianimarla:
L'Avv. Benedetti, declama nel Palazzo dei Congressi dell' E.U.R
                          (  un discorso celebrativo nel 1970 )
l'antica Loggia 
"Propaganda due" che aveva accolto anche Carducci 
( lP2 ) era affetta da una patologia che nessuno voleva pronunciare e presto infatti, morì " d'un brutto male "... 


 I Vizi umani, sono come un cancro: si manifestano in varie forme più o meno gravi e oggi (nel 2019) anche L'Arma dei Carabinieri e addirittura Il Vaticano, li stanno debellando al loro interno. Ancora, le Istituzioni si possono salvare solo con l'intransigente, chirurgica applicazione della Legge: ogni cellula individuata, prima che si possa riprodurre, va subito isolata e soppressa senza timore...

Un vaccino efficace ci sarebbe, ma finì dimenticato nel calderone della contestazione del ’68: l'Educazione Civica divenne rara, talmente, che oggi si dice... preziosa
Forse a furia di sentenze, la ricondurremo in una forma più tradizionale, ma già affrontare le proprie parti molli pubblicamente, per le Istituzioni sembra una strategia vincente sul bullismo intellettuale...
ma non è questo l’argomento. 


Ancora oggi, pochi sanno che Pascoli abbia abitato a Massa, ma quasi nessuno, che all’età di ventisette anni venne iniziato presso la Loggia Rizzoli [1]: il suo “Testamento Massonico”, è tornato in Italia solo nel 2007 


il " Testamento Massonico" di G.Pascoli, acquistato nell’asta romana della Casa Bloomsbury del 20 giugno 2007

Capire se quella “Iniziazione”, avesse davvero influenzato la sua penna, era una traccia interessante; ma solo nel 2006 mi sono confrontato con quel foglio bianco, come fossi tornato al banco di scuola. Fra le mie navigazioni in solitario, questa fu  difficile; quindi annoto qua nel diario di bordo i miei riferimenti, perchè potrebbero servire ad altri marinai



Allora:

spero che da qualche parte venga commemorato il ricordo dell’audacia di quell’Avvocato massese ai vertici della Massoneria, ma una “Via Giovanni Pascoli” c’è anche a Massa e il vero tema è:

      “ Giovanni Pascoli: Poeta Massone o Massone Poeta?


L’epoca, era quella in cui le genti si sfidavano a duello e il termine “raccomandazione” era atto di stima e vincolo d’onore: si respirava ancora l’odore risorgimentale e le radici della Massoneria affioravano sfrontate in Parlamento, sfidando i clericali; fu Giosuè Carducci [2] a presentare Pascoli in quell’ambiente, e accompagnandolo dalla tesi di Laurea al suo primo incarico presso il Liceo di Matera, gli lasciò in eredità la cattedra di Bologna.
Negli ambienti intellettuali, frequentare le “Logge”, rappresentava un nobile biglietto da visita in bianco, ma non un assegno:  nella Massoneria internazionale, il concetto di “Fratellanza” può solo accostarsi a quello di fraterna stima e fiducia reciproca, perché sottoposto al merito; forse  motivo per cui - per ciò che concerne l’attività poetica e di letterato - spesso per pubblicare opere, dovette ricercare con fatica dei sostenitori [3]; addirittura neppure la rivista “Il resto del Carlino” di cui era collaboratore, fece menzione dei suoi lavori sulla Commedia, così come la “Rivista Massonica”, all'epoca non lo prese in considerazione. [4]
 
La tanta o poca sua fortuna, fu comunque celata dalla sorella Maria, che pretese addirittura nel lascito testamentario, non si parlasse mai di suo fratello «Giovannino» come Massone. Per quanto riguarda la vita sentimentale e lo stato fisico, si sa: furono disastrosi e sono stati recentemente stigmatizzati in un interessante libro dall'impronta professionale di un noto psichiatra, probabilmente ignaro di questa traccia arcana [5]
Tant’è: ancora sui banchi del Liceo, si legge solo di quanto la poesia di Pascoli, fu ispirata da una vita segnata dalla tragedia familiare che lo vide precocemente orfano, ignorando quel particolare aspetto intellettuale, che potrebbe condurre più lontano.
 “il Fanciullino”, forse è qualcosa di meno letterale nella traduzione; forse metafora di quell’età dell' "i
o", da cui si accresce nutrendosi  di risposte e di esperienza, ad acquisire coscienza di "se", infine indotti all'amore e alla creazione ( pro-creazione ). Come lui dice: " [...] egli è l'Adamo che mette il nome a tutto ciò che vede e sente [...]"
Rileggendolo così, quel poeta “classico” a me non annoia; incuriosisce: schiarendosi, appare molto più profondo.
 
 
Sembra un pittore rinascimentale, che usando le sfumature della prosa, raffigura la realtà della natura: al centro, dipinge una figura simbolica, come un messaggio con cui far dialogare i pensieri di chi guarda le parole. 

Un esempio, potrebbero essere queste due poesie:



“ Il Lampo”                                                                    ” Il tuono”
E cielo e terra si mostrò qual’era:                                E nella notte nera come il nulla,                              a un tratto col fragor d’arduo dirupo che frana,
 la terra ansante,livida,in sussulto;                           il tuono rimbombò di schianto:
il cielo ingombro,tragico,disfatto:                               rimbombò, rimbalzò,rotolò cupo, e tacque 
bianca bianca nel tragico tumulto                              e poi rimaneggiò rinfranto e poi vanì.
una casa apparì sparì d’un tratto;                              soave all’ora un canto s’udì di madre,
come un occhio, che, largo esterrefatto,                   e il moto di una culla.
s’apri si chiuse, nella notte nera.                                             



 da Myricae.
 .
Due dipinti, che su questa prospettiva, potrebbero raffigurare le fasi della vita e stimolare risposte:
Al centro, anche Pascoli pone il ciclico ritorno delle stagioni, in cui domina incontrastata la saggezza della Natura con le sue cose semplici: sicuramente tutto il quadro, induce a tutelarla al di sopra d’ogni altro bene superfluo, ma forse il soggetto centrale è la palingenesi: il passaggio naturale dalla distruzione alla rinascita.
 


Chi scrisse, non era solo poeta: sembra ritrarre quell’attimo improvviso, da dove ci si può affacciare nel buio della morte e percepire. 
La luce improvvisa e intensa del lampo che lo squarcia  e intimorisce fragorosa: ciò che non si vede, per un momento si accenna.
Al centro in quella culla, Pascoli potrebbe aver velato la sua risposta.
Comunque non c’è dubbio: la sua prosa è arcana…

Una Natura celebrata quieta, ma dominatrice del tutto, in cui ogni piccola cosa - Uomo compreso - ogni suo  sussurro o grido è parte vitale di quel meccanismo complicato, la cui origine muove immobile dall’Amore:  un Dio che per nascita, Pascoli pregava con una visione Cristiana, ma non dogmatica: un Dio che dovunque si nasca, comunque lo si chiami o lo si preghi, tutto muove equamente.[6]
Lo pensava da Massone: un “Grande Architetto dell’Universo” che tutto muove, ma senza quelle “umane” distinzioni di nazionalità, politiche o di religione.

Volendo, con poche omissioni è facile ‘tirare’ anche il suo pensiero artistico, verso un’interpretazione conveniente: dopo la sua morte, Giovanni Pascoli è stato strattonato ora dai cattolici ora dai liberal-socialisti, finanche dai fascisti, assecondando il vento politico.
 
Su questa nuova prospettiva, pare però convincente che «fanciullino» sia a significare un Uomo adulto, rinato capace di osservare ogni diversità, con una visione della Conoscenza libera dai pre-giudizi: un Uomo "Iniziato"


                           Gli indizi storici e le letture verosimili, diventano prove:

Sfogliando le centinaia di pagine di alcuni degli esegeti pascoliani, allora sul ruolo della sorella Maria è spontaneo fiorisca una considerazione interessante: essendo Cristiana Cattolica, sicuramente avrà cercato di nascondere le tracce massoniche sparse dal fratello, poiché quest’aspetto non avrebbe potuto ovviamente conciliarsi con quel mondo, che avrà voluto perfetto e benedetto da una Chiesa Romana, ancora adirata per le trame d’una Massoneria, che l’aveva “disarmata d’una spada” poco prima: il XX settembre 1870


Testimonianze descrivono «Mariuccia», come l’unico vero custode della vita del Pascoli e quindi delle sue opere e bene riuscì la sua censura, se ancora adesso nella letteratura comune nessuno riscopre questa traccia.
Molte sono indicate come ispirate da un evidente senso religioso e gli ambienti Cattolici, hanno sempre tentato di proferire a lui, quei sacramenti che però non gli furono mai recitati in punto di morte [7]: nessuno quindi, lo colloca seduto fra i grandi della Massoneria mondiale, ispirato dai principi comuni a tutte le filosofie religiose; eppure è li, da più di cent'anni... 

Se la realtà è questa, la sua, fu una vita artistica passata a scolpire il messaggio universale della Massoneria: Libertà, Uguaglianza e Fratellanza.

A tutto questo, va aggiunto che nella sua maturità, l’incipit poetico fu indubbiamente “la patria”.


In quegli ambienti intellettuali, l’Italia era espressa attraverso un intenso senso patriottico: i Massoni che da sempre “cospirano” all’unione solidale dei Popoli per perseguire la pace, anche allora cercavano di passare dalle "armi intelligenti", all’intelligenza dei Trattati internazionali: di unire prima gli Italiani in una sola Nazione, per poi unire l'Italia alle altre Nazioni.
L’opinione comune verosimilmente però era diversa, come del resto si coltiva oggi: per lo più, era come credere di poter raggiungere la Luna, di poter debellare il vaiolo o di poter dialogare da una parte all'altra del mondo: Utopie... che idealmente confrontate e coltivate in quegli ambienti ombrosi, probabilmente lo ispirarono a mettere in versi la gloria degli eroi risorgimentali, adunandoli in un’opera (incompiuta) di cui rimangono solo ampie trascrizioni, grazie al lavoro di raccolta postuma che ne fece la sorella Maria [8].

Con questa luce, da semplice lettore lontano e non certo da studioso, ho facilmente colto Giovanni Pascoli in altre posture interessanti: nel 1911 ad esempio, suscitò entusiasmo generale, il suo discorso “La grande proletaria s’è mossa”  [9] pronunciato in occasione dell’infausta impresa libica, con il quale egli sosteneva il diritto all'espansione coloniale verso l’Africa di un’Italia ‘civilizzatrice’, in contrasto con quel giovane Pascoli iscritto all'Internazionale Socialista, arrestato come «agitatore» fra la folla anarchica del ’79 e intimo amico dell'attivista socialista Andrea Costa [10]: il ritratto di un pensiero massonico molto dibattuto, che spinse Mariuccia a rovesciare tinte razziste [11] sulla memoria di Giovannino: una grossa macchia, a confondere quel senso di fratellanza, che lei probabilmente, non capiva identico a quello delle Bibbie [12].

Adesso, intrapresa con convinzione questa traccia carsica, si fa luce in un percorso più stretto che conduce nel suo studio dantista, aprendosi in una impensabile Divina Commedia: la rappresentazione di un Uomo incamminato (proteso) verso la Conoscenza: lo stesso atto incompiuto raffigurato da Michelangelo, al centro della volta della Cappella Sistina.

Una lettura sempre più intrigante: un Dante “iniziato” a quel cammino, condotto per mano dalla saggezza d’un maestro (Virgilio). 
Un orizzonte umano (piano), che grazie all’Amore, scopre anche  una dimensione verticale (divina): un Uomo che dotato di  temperanza, fortezza e giustizia (tre Virtù rappresentate rispettivamente da Lia, Rachele e da Catone) è intento a intraprendere un viaggio per passare da una vita attiva ad una contemplativa…

Pascoli utilizzava una prosa da interpretare ma probabilmente non aveva timore di esprimere le sue idee: e poi... s’affacciava il ‘900
Il manifesto dei Futuristi 1909, scritto da T. Filippo Farinetti
Scrisse: «Massoni sono quelli che non anelano se non a fare del bene, a fare – ogni giorno, ogni secolo – meglio; veri uomini di cui si compone la vera umanità. Con le parole – e più con i fatti, e soprattutto con l'esempio – hanno cercato sempre di disarmare i rapaci e di sollevare gli oppressi; sono nella lotta, e non per la lotta; sono pacieri e non guerriglieri; non hanno altro fine che di promuovere la umanità del genere umano ». 

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Sono andato in fretta, lo ammetto; ma rileggendo la Minerva oscura [13], o Sotto il velame [14], o La mirabile visione [15], pare davvero di dover rileggere anche la Divina Commedia con lenti nuove:     “L’avventura di Dante nel percorso iniziatico”.
Una raffigurazione allegorica da “idealista”, in cui anche Pascoli pose al centro Beatrice assieme a Virgilio e a Dante, a riassumere il concetto di FILOSOFIA: dal greco Philein+Sophia, ovvero amore per la conoscenza.


                            Dalla Minerva Oscura Prolegomeni (la descrizione di una iniziazione?):
« […] L’ora del tempo è a mezzanotte […] E il viaggio pare uno di quelli che possiamo ricordare d’aver fatti da fanciulli, un poco a piedi, poi portati a peso di carrozza, poi discesi senza averne coscienza intera, balzati di qua e di là, tra cigolii e schiocchi e scricchiolii e tonfi, con qualche carezzevole parola mormorata all'orecchio in mezzo a un rotolare continuamente e sordamente fragoroso […] ».


Di chiaro c'è che Virgilio “il pagano”, è svelato da Dante “il cristiano”, attraverso una parola comune anche al Pascoli: Amore.
Una parola che per un Massone-Poeta, assumeva questo preciso significato:
 
« […] L’uomo in circostanze normali, quando non è preso dalla febbre delle bestie, ubbidisce a questa verità: che più uno sacrifica della sua vita, in vita, meno in morte, ne lascia distruggere dalla morte; meno ne ha sacrificato, e più se ne trova nel momento che ella s’annulla […] ».
 [16]
E' interessante che un moderno Dantista come G. Capecchi [17], nota che nella Minerva Oscura: 

« […] il verbo più utilizzato è il vedere, il lampeggiare della vista nel buio, a vedere le idee, il loro concepimento, il pensiero... Non è detto che tutti debbano vedere e questa cecità è messa in conto, come cecità innocente dell’ignoranza, o pregiudicata dalle false dottrine degli eruditi […] ».  
In effetti anche se qualcuno ne indica per primo la traccia, non solo è difficile riuscire a leggerlo così, ma non è detto che poi si riesca a capirlo (vederlo).Evidentemente Pascoli ci riusciva, ma non fu precursore di un’esegesi dantesca ispirata da una chiave di lettura esoterica e probabilmente sarebbe sbagliato pensarlo, smentiti dalla sua libreria, che ancora conserva i libri di altri illustri dantisti come Gabriele Rossetti [18], Gioacchino Berthier [19], Francesco Perez [20] e molti altri;
del resto era da anni che nelle Logge Italiane, echeggiava l’invito del Massone Giovanni Bovio, che incitava ad una lettura laica di Dante [21] contrapposta a quella Cattolica, considerata letterale e piena di veli.
 


Bene... 
seduto laggiù, al suo tavolo di marmo in questo giardino massese ancora conservato, ora rispondo al tema e rivolgo in confidenza a Lui, l'ultima considerazione:


Massa (MS) 2018: nella Via a lui dedicata, il giardino interno alla sua casa è custodito ancora originale, grazie alla cura dei proprietari attuali
       

 
Fosti Massone-Poeta e Cittadino del Mondo, domiciliato a Massa
però, carissimo Giovanni, permetti che sorrida: quella tua targa, la tua memoria... allora fu incompiuta.  


   Il 14 marzo del 1912 un Anarchico perpetra un attentato al Re e subito dopo al congresso dei Socialisti, il ‘compagno’ Benito Mussolini, chiese che fossero espulsi dal partito coloro che si congratularono dello scampato pericolo; il 9 aprile nelle strade di Lucca apparve un manifesto prefettizio che invitava gli abitanti a non manifestare durante la cerimonia funebre: tre giorni prima, a soli 57 anni Giovanni Pascoli era passato in quello che i Massoni, chiamano "l'Oriente Eterno" [22].


               Buon Vento!

                                 Velaccino


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Note:

  1. Interessanti note sulla sua appartenenza massonica si possono ritrovare in: Aldo Mola, Storia della Massoneria  in Italia, Roma 1994, p.191; Giordano Gamberini, Mille volti di Massoni, Roma 1975, p.181.
  2. Mola, Storia della Massoneria, cit. p. 78, 202.
  3.  Claudio Marabini, Lettere alla gentile Ignota di Giovanni Pascoli, Milano, 1972
  4. Mola, Storia della Massoneria, cit., p. 709. In antitesi a questo atteggiamento: cfr.: «La Critica», rivista di Benedetto Croce, negli anni 1906-1909, dove vengono pubblicati suoi saggi.
  5. Vittorino Andreoli, I segreti di casa Pascoli, Milano 2006
  6. Fra tutte le opere cui traspare il suo intenso senso religioso cristiano: La porta Santa lirica composta per il giubileo del 1900 indetto dal Papa Leone XIII e La morte del Papa, contenuta nei Nuovi Poemetti del 1909, e dedicata alla sua morte (avvenuta nel 1903 all’età di 93 anni; papa dal 1878 al 1903, scrisse le Encicliche Humanum Genus, Inimica Vis, in cui si “ricordò” di Noi…).
  7. Vittorino Andreoli, I segreti di casa Pascoli, Milano 2006 pag. 222: «il fratello Raffaele giunto a Bologna subito interferisce con le decisioni di Maria: lei manda a chiamare padre Paolino Dall’Olio[…] (per l’estrema unzione) lui intercetta il messo e lo blocca dicendo che era ormai troppo tardi».
  8. Poemi del risorgimento. Inno a Roma. Inno a Torino,  [1910-1912]. « … Il fuoco dorme in mezzo alla foresta nella sua piazza. Dai cagnoli il fuoco occhieggia e guizza. Ma di foglie mista la terra chiude la fumante bocca. Il fuoco è dentro: inconsumabile arde. Nelle baracche, cui di frondi è il tetto, i carbonari dalle lunghe barbe su tronchi assisi, vegliano, tenendo la scure in mano. Una lucerna brilla sul maggior tronco con le sue tre fiamme.Il gran maestro alza le mani al Santo e intuona il canto nel silenzio sacro: […]». Commentati anche da C. Gentile, Saggi massonici di Poesia – Giovanni Pascoli, Bastogi, Livorno 1976. 
  9. «[…] E vi sono le classi e le categorie anche là (Libia): ma la lotta di classe non v’è, o è lotta a chi giunge prima allo stendardo nemico, a chi prima lo afferra, a chi prima muore. A questo modo là il popolo lotta con la nobiltà e la borghesia. Così là muore ,in questa lotta l’artigiano e il campagnolo vicino al conte, al marchese, al duca”. Quindi Pascoli fu nazionalista; pensare che poi nel 1914 invece, ad esempio, Mussolini sostenne l ”assoluta neutralità italiana” gridando “abbasso la guerra”: affermando invece che nel caso sarebbe toccato al “proletariato d’Italia” di muoversi per non farsi condurre “al macello un’altra volta” ». (com'era accaduto in Libia).
  10. Venne trattenuto in carcere per tre mesi e gli venne sospeso il sussidio necessario per continuare gli studi
  11. Lettera pubblicata dal Corriere della Sera l’11 marzo 2006: Il 21 ottobre 1928 Maria pascoli scrive a B. Mussolini: «Duce! Esaudite questa mia preghiera per amore degli esseri che vi sono più cari […] includete nella categoria degli Ebrei privilegiati la famiglia Angiolo di  Orvieto di Firenze [intellettuale ed amico di famiglia] […] Fate Duce , questa grazia anche pensando che Angiolo era molto amico del mio Giovannino e del Pistelli i quali, se oggi fossero qui - pur non essendo affatto teneri  per la razza ebraica – intercederebbero per lui. »
  12. «In Pascoli la ‘Bibbia’ degli Ebrei e dei Cristiani, fu superiore all’insegnamento morale laico di Socrate, Platone, Orazio, e Virgilio perché predicò la fratellanza universale»: G. M. Gori, Pascoli Socialista 2003,  p. 164.
  13. Minerva Oscura, Prolegomi; la costruzione morale del poema di Dante - stampato parzialmente nel Convito – rivista letteraria illustrata di fine secolo XIX – ed edito per la prima volta a Livorno, presso la tipografia di  R. Giusti nel 1898. « […] Una indiscussa scoperta che in doppio senso si può dire ‘pascoliana’: quella di aver scoperto,in tempo di erudizione positivistica, la Divina Commedia nella sua sostanza di altissima opera “mistica”; e quella di avere ricondotto Dante alle sue fonti e idee medievalmente religiose e appassionatamente cristiane […]»; descrizione di Arnoldo Mondatori, nella premessa del libro omonimo (Milano 1952). Nel libro il F\Pascoli descrive la « costruzione morale» del poeta Dante, affermando « l’unità del sistema penale nell’inferno, fondato sui sette peccati capitali », cui egli arrivò togliendo la «pietra sporgente contro cui da secoli urtavano, quella per cui si pensava che nel V cerchio fosse punita l’ira”. ».
  14. Sotto il velame: stampato per la prima volta a Messina, ed. V. Muglia 1900; uscì nel giugno. Fu ripubblicato in alcune edizioni zanichelliane. Edito di nuovo da A. Mondatori, a cura di Augusto Vicinelli, Milano 1952. « […] Dicono: non sollecitate la tenebra sacra con la vostra lucernina! Or io a costoro col terzo volume vorrò mostrare che il pensiero di Dante è meglio conoscerlo e contemplarlo qual è, e che la sua parola eccheggia da ben più profondo mistero di quel che essi credano, e che la lucerna può rivelare, in queste catacombe, qualche meandro nuovo,qualche nuovo abisso, qualche improvviso simulacro, qualche scritta ignorata. […] . »G. Pascoli nella Prefazione.
  15. La mirabile visione: « […] Il poema significa la rinunzia alla vita attiva o alla vita del mondo e l’ingresso nella vita contemplativa o nella vita di Dio. La via del mondo è impedita dalla lupa che esprime la cupidigia che si svolge in malizia. […] . » .  G. Pascoli, Sotto il velame, VI, La mirabile visione.
  16. G. Pascoli,  Pensieri e discorsi,  “ La mia scuola di grammatica “ 1914
  17. G. Capecchi, Gli scritti danteschi di Giovanni Pascoli, Longo 1997
  18. Gabriele Rossetti, Commento analitico alla Divina Commedia e mistero dell’Amor Platonico, ( Vasto, 1783;        Londra, 1854).
  19. Gioacchino Berthier, La Divina Commedia con Commento secondo la Scolastica del P., dei Pred. ( Prof. di Teologia nell’Un. di Friburgo), 1892
  20. Francesco Perez, Beatrice Svelata, 1865; Luigi Valli, Il linguaggio segreto di Dante e dei Fedeli d’Amore, edito nel 1928.
  21. Ulisse bacci, Il libro del vero Massone, Roma 1908 : « […] Il Prof. Bovio ha detto una cosa nuova: il veltro è Dante, perché la missione di Dante è inseguire la lupa [il Papa] per le città d’Italia. […] La cattedra di Dante a Roma non fu capita; non si trattava di una cattedra che spiegasse Dante, ma di un pensiero laico italiano messo di fronte alle dottrine cattoliche. Il genio italiano è eminentemente laico […] ». 
  22. Moreno Neri, Giovanni Pascoli esoterista e dantista, Hiram, 3, 2002 « […] Si era allora in un duro periodo di confronto elettorale. La notizia che la sua salma sarebbe stata tumulata a Barga presso Castelvecchio, transitando per Lucca, mobilitò le associazioni della ‘Dante Alighieri’ e ‘Il Libero Pensiero’, - sodalizi entrambi fondati e guidati da Massoni - come i partiti dell’allora sinistra, tutti intenzionati a renderle onore. Anche la Massoneria lucchese manifestava formalmente l’intenzione di salutare il passaggio all’ ‘Oriente Eterno’ di Pascoli. Apparve il 9 aprile un manifesto che riportava la firma del dottor Argenti, commissario prefettizio del Comune di Lucca, che invitava la cittadinanza a rispettare la volontà dei familiari che avevano richiesto l’astensione da ogni manifestazione esteriore. In gran parte della popolazione tali disposizioni provocarono stupore, poi indignazione, allorché si seppe che il commissario prefettizio, da giorni a Bologna per seguire le vicende del funerale, non aveva mai autorizzato tale manifesto. Si apprese, inoltre, che Mariù, la sorella del Pascoli, era rimasta amareggiata poiché nessuno della famiglia aveva mai avanzato una tale richiesta. Ad onta del tentativo di rendere silente il passaggio da Lucca della salma di Pascoli, il 9 aprile alcune migliaia di persone accorsero lo stesso alla stazione, dove i cancelli erano stati chiusi e gli accessi presidiati dalle forze dell’ordine. Secondo un rapporto della Prefettura, i servizi di sicurezza “furono travolti dall’orda della moltitudine colà accorsa” e sarebbe stato impossibile impedire, senza spargimento di sangue, l’invasione della stazione. Infuriava il vento e l’acqua, ogni casa era vestita a lutto - riportano le cronache - ma il corteo, per volontà della sorella Mariù, proseguì senza soste al lume di fiaccole e torce a vento, fino al cimitero di Barga, dove il feretro giungeva a notte inoltrata. La stampa nazionale dava ampio risalto alla scomparsa del poeta e i fogli democratici accusavano di servilismo le autorità lucchesi, imputando al prefetto di aver emanato l’ordine di boicottaggio per favorire il partito clericale nella campagna elettorale in corso. Nonostante ciò, si scriveva, l’immensa folla riuscì a compiere una dimostrazione di affetto che, senza la partecipazione delle autorità e con tutte le ingiustificate ostilità frapposte, era riuscita ancor più solenne. Il giornale cattolico ‘L’Avvenire d’Italia’, invece, parlava di sceneggiata e di dimostrazione settaria voluta a Lucca dalla Loggia ‘Burlamacchi’ e dall’Associazione del ‘Libero Pensiero’. Poi bollava con parole di fuoco “l’opera triste compiuta con infinite arti dalle sette massoniche, per ottenebrare [...] la purissima ed incantevole idealità cristiana” del poeta. Anche alcuni giornali dell’epoca avvaloravano l’appartenenza libero-muratoria dell’autore di Myricae, scrivendo esplicitamente nei loro necrologi, di “Pascoli Massone”. Va detto a onor del vero, che la sorella Mariù sempre respinse con fastidio le voci dell’iniziazione muratoria del fratello, da lei giudicate insinuazioni malvagie, anche temendo che portassero a ritenere che la cattedra universitaria del Pascoli e la sua fama letteraria non fossero dovute a meriti propri. Risiede, in larga parte, in questa volontà della sorella Mariù, esecutrice testamentaria dell’opera letteraria di Pascoli, uno dei motivi per cui quasi mai brilla, nella critica letteraria dell’opera di Pascoli, la luce sulla sua appartenenza massonica e l’influenza di quella cultura iniziatico-esoterica, comune del resto anche a Carducci, D’Annunzio e diversi altri letterati dell’Ottocento. ».
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Le due iconografie, sono di Cesare Ripa ( "La Poesia" e "L'amor di Patria" )